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Dott. Paolo Sardi, medico condotto a Bibiana nei primi anni ‘40


Laureato in medicina e chirurgia il 17 novembre 1927 presso l’Università degli Studi di Torino, allo scoppio della seconda guerra mondiale svolgeva la professione di medico a Bibiana. Militò nella 4° Brigata Garibaldi “Cuneo” nella zona operativa “Val Montoso”, ricoprendo il ruolo di “medico di brigata”; fin dai primi mesi delle formazioni partigiane, si distinse per il coraggio e l’impegno, offrendo il proprio contributo sia come medico che come organizzatore per le bande operative attive nella Val Pellice. Per questa sua attività, venne arrestato il 26 marzo 1944 a Bibiana, in seguito al ritrovamento da parte delle autorità fasciste di due partigiani gravemente feriti, ricoverati presso l’ospedale locale. Il dott. Sardi fu prima condotto alle carceri giudiziarie “Le Nuove” di Torino e, successivamente, nei campi di concentramento di Fossoli, Mauthausen e Gusen. Grazie alle sue competenze professionali fu impiegato in entrambi i campi con la qualifica di Arzt (medico), riuscendo così a sopravvivere; fu rimpatriato in Italia nel maggio 1945 a seguito della liberazione dei campi di concentramento da parte dell’esercito americano. Il 30 settembre dello stesso anno, il dottor Sardi presentò formale denuncia presso la Stazione dei Carabinieri di Cavour, segnalando i fatti che avevano portato al suo arresto nel 1944. Nei mesi successivi, fu redatto il Processo Verbale di Istruzione Sommaria presso la Corte d’Assise di Torino che portò all’avvio del processo penale contro i responsabili dei reati commessi nella zona del pinerolese nel periodo compreso tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945; il procedimento si concluse nel 1953. Trasferitosi nel suo paese natale, Castellazzo Bormida, il dottor Sardi continuò a esercitare la professione di medico condotto fino al 1977, anno della sua scomparsa.

 

Testo tratto dal libro “Bibiana terra di confine: la guerra partigiana tra montagna e pianura”:

Pag. 31

“Questo spiega il durissimo rastrellamento effettuato, di punto in bianco, la mattina del 28 marzo a Bibiana. L'operazione, colse di sorpresa i Bibianesi che, in quella mattina di inizio primavera, stavano alzandosi per andare al lavoro o ancora si trovavano sotto le coperte. In brevissimo tempo, la popolazione fu radunata nella piazza e, per dirla con le parole del parroco don Manzon: "...divisa in 3 gruppi: autorità, uomini e donne. A tutti minacce bestiali. Le autorità: podestà, parroco, medico, presidente della congregazione di carità con due partigiani ricoverati in ospedale e 7 altri uomini, accompagnati a Bricherasio e Luserna San Giovanni per l’interrogatorio…”. I fascisti e le SS. che componevano il reparto, si diressero con sicurezza verso il piccolo ospedale del paese ove, in una dependance, isolata al fondo del giardino, erano stati nascosti alcuni partigiani feriti nei combattimenti che in quei giorni si erano svolti sulle montagne dei dintorni. Tra questi, due erano stati colpiti in modo abbastanza grave e non erano in grado di deambulare. Circondato l'edificio, le SS, a quanto pare comandate da un ufficiale italiano, dopo aver terrorizzato le tre suore presenti catturarono i partigiani e, perquisito l'edificio, iniziarono i preparativi per incendiarlo. Racconta Angelo Cavallone nel suo ''Si semina piangendo“...di fronte alla minaccia di distruzione dell'ospedale Madre Ernestina, imitata da Suor Rosaria, si inginocchia ai piedi dell'ufficiale in mezzo alla corsia e invoca pietà per i suoi ricoverati: La commozione assale anche questi bruti che sembrano aver spento ogni sentimento umano e l'ufficiale promette che la pagheranno soltanto il parroco, il presidente dell'ospedale sig. Lorenzo Masselli ed il medico dr. Paolo Sardi...".

In effetti i sunnominati, con i due feriti, come sopra riportato dallo scritto del parroco, furono portati a Bricherasio per essere interrogati. Trattati come delinquenti, minacciati e brutalizzati subirono poi sorti diverse. Il parroco ed il presidente dell'ospedale furono rilasciati. Il dr. Sardi ed un partigiano inoltrati a Torino, Fossoli e poi Mauthausen, lager da cui il medico tornerà nel maggio 1945. L'altro patriota, di cui non si conosce il nome, fu probabilmente fucilato al Colle della Maddalena a Torino. L'azione nazifascista, come ricorda don Manzon nel suo diario, nacque purtroppo dalla spiata di un bibianese, prima partigiano, poi fascista, che verrà assassinato qualche giorno dopo assieme alla sorella: "...questo fatto doloroso fu la conseguenza di spie locali (tre nominativi, uno dei quali fu prima partigiano poi si arruolò nelle SS italiane) ...".”

 



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Dott. Paolo Sardi



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